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Sul palcoscenico dell'Arte recitano:

l'inconscio ed il sogno, il pensiero e le emozioni !

M. Lilla Cimini

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ARTE E SCRITTURA

ARTE E SCRITTURA PROIEZIONI DELLA REALTÀ INCONSCIA DELL’UOMO

La scrittura e l’arte sono entrambi test proiettivi, i quali rivelano il profondo del soggetto che le produce. I contenuti inconsci vengono manifestati attraverso la scrittura e la produzione artistica.

Nello specifico la tela, la tavola, il muro sono i supporti,ma anche lo spazio nel quale si manifesta l'intimo dell'artista pittore. Il segno è indice della energia vitale, il colore è espressione dell’umore del profondo, la struttura rivela le interconnessioni tra sogni e realtà. Già nella progettualità di un’opera d’arte si riconoscono le simbologie universali che accomunano gli uomini e si evincono i percorsi onirici effettuati. Infatti, l’idea produce la forma, ma la forma che il pittore desidera realizzare è già insita nel suo inconscio.

Inoltre, nei dipinti di uno stesso artista, prodotti in tempi diversi, possono esserci soluzioni pittoriche diversificate che il critico d’arte classifica come percorso ed evoluzione e, pertanto, come risultati diversi e sempre più evoluti. In realtà, se ben si analizza, esistono delle costanti, delle ripetizioni, dei leitmotiv che perdurano per tutta la vita.

Per quanto attiene le correnti artistiche si può affermare che esiste una coralità nelle epoche storiche che accomuna gli artisti di uno stesso periodo, in quanto la rete sociale nella quale si trovano a vivere fa condividere, nelle linee essenziali, l’humor, le tendenze, le aspirazioni e gli obiettivi del tempo. Ne è viva testimonianza, ad esempio, l’universalismo religioso dell’epoca medioevale. Tale tensione emotiva che portava ad un’ascesi universale la si legge sia nella corale aggregazione spirituale, che produce opere pittoriche esclusivamente riferibili al mondo religioso, sia nello spogliare le immagini pittoriche di ogni possibile indice di realtà e di carnalità per spingere la pittura verso la sublimazione più pura ed evitare ogni possibile interferenza del mondo degli istinti. Si può dunque affermare che nell’epoca medioevale sia a livello individuale, sia a livello universale, si effettua una rimozione degli istinti a favore di una forte tensione sublimante in direzione spirituale.

Perfino Giotto e Masaccio, che faranno da ponte tra il Medioevo e l’Umanesimo, sono considerati sì l’uno l’innovatore a favore di una nuova volumetrica dimensione umana, l’altro l’antesignano di una nuova realtà drammatica dell’uomo, ma nel contempo sono tuttavia ancorati a messaggi fortemente spirituali, a testimonianza dell’ultimo strascico medioevale di spiritualismo universale.

La scrittura gotica, che si presenta in tutte le sue rigidità, costituite da tratti discendenti assai premuti e da filetti molto angolosi, documenta l’assoluta compostezza formale voluta dall’epoca medioevale.

Ben altro discorso si deve affrontare nell’analisi della produzione pittorica dell’Umanesimo e del Rinascimento: Un nuovo respiro ad ampio raggio, dovuto alla centralità dell’uomo e alle sue possibilità di rivalsa personali e di valorizzazione delle prospettive culturali e mercantili, produce una svolta decisiva nell’arte. Si osserva una produzione di argomenti religiosi visti in una dimensione più umana, quali santi e sante che comunicano tra loro con gesti ed atteggiamenti di dignità, di austerità, di signorilità consapevoli del loro compito umano e religioso, madonne non più semplici icone da adorare, ma pregne di sentimenti umani e che vivono una maternità serena e spontanea. Non più immobili e indifferenti ai sentimenti dell’uomo, ma coinvolgenti ed umane, che dialogano con gli astanti per sentimenti ed atteggiamenti. Questo clima generale, in cui il valore individuale delle creature viventi assume una pregnanza e un significato predominante, fa sì che i contenuti pittorici si fanno mossi e densi di storie diverse, ma vere. Nella produzione artistica laica, motivi documentano in pieno un'epoca in cui le libertà personali e sociali vengono narrate con vigore e con un’apertura che giunge all’estremo del trasgressivo e dello sfacciato. Racconti mitologici, narrazioni cortesi, imprese guerresche, scene familiari, interni nobiliari, ritratti di nobili, mercanti, scienziati, uomini emergenti grazie alla loro intraprendenza personale e capacità individuale. I colori della tavolozza medioevale moderati su tonalità monocrome si arricchiscono di toni squillanti: tutte le gamme dei rossi, degli aranci e dei gialli intensi, degli ocra e dei verdi brillanti, degli azzurri e dei blu cobalto; tutti colori che richiamano la terra, il cielo ed il mare nella loro realtà codificata dallo scandire delle ore.

L’uomo osserva la realtà che lo circonda e la riproduce, cogliendo in essa gli attimi pulsanti della vita.

Nella scrittura del Rinascimento cominciano ad esserci le prime aperture che lasciano spazio ad una dimensione personale e che non imbriglia in uno stile obbligato, che potrebbe nascondere le pulsioni più intime del soggetto scrivente.

Se si analizza la scrittura di Leonardo da Vinci si coglierà, pur nella sua personalissima stesura speculare, una evidente traccia leggera con alleggerimenti scrittori più intensi, che ci fanno immediatamente affermare che trattasi di un soggetto fortemente emotivo, con energia vitale variabile. L’emotività di Leonardo testata dalla scrittura si evidenzia ancor di più nella sua opera pittorica. Egli è l’inventore dello sfumato: i passaggi dallo scuro al chiaro, su qualsiasi colore li si effettui, sono realizzati con un mezzo tono, passaggio particolarmente morbido e sfumato proprio di chi interiormente è molto sensibile ed emotivo. Del resto, colui che è assai emotivo, spesso, per una insicurezza e sfiducia nelle sue capacità, non riesce a portare a termine i progetti intrapresi. È noto che furono moltissime le indagini scientifiche iniziate e non concluse e le intuizioni importantissime vissute da Leonardo in tutti i campi dello scibile umano e non tradotte in concreto. Nella sostanza poi egli prediligeva la pittura che è un mezzo di espressione meno forte della scultura. Nella scultura, infatti, vi è necessità di una maggior forza fisica, ma anche psichica che, date le sue problematiche personali, Leonardo non poteva possedere.

Osservando la produzione pittorica e scultorea di Michelangelo, possiamo rilevare una notevole forza aggressiva sia nel segno che nel colore, un’energia vitale forte e sanguigna, durevole nel tempo, che hanno determinato in pittura immagini paradossalmente scultoree e forti e in scultura il massimo di vigore e di vitalità. Osservando la scrittura di Michelangelo, si evincono tratti decisi e forti con inchiostrazione abbondante, una concretezza di segno che non conosce incertezze e cedimenti emotivi e che rifiuta ogni interferenza esterna.

La nostra indagine potrebbe continuare sino ai giorni nostri e potremmo individuare sia nella scrittura sia nella pittura degli artisti l’espressione più completa della loro personalità specifica inserite in un contesto storico sociale che costituisce, inevitabilmente, la tela su cui si stendono le pennellate dell’inconscio personale e collettivo della storia dell’uomo.

Prof.ssa Cimini Maria Lilla

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Ultimo aggiornamento: 06-01-2006